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L' ITINERARIO ALTA SABINA

Labro, il paese risorto Era un borgo con 80 persone, un architetto belga e' riuscito a farlo rivivere. Scalinate di pietra bianca, archi e improvvise piazzette.

E' bello gia' da lontano il borgo di Labro, in Alta Sabina, disposto a piramide sulla cima di uno sperone roccioso, con una valle coltivata a vigne e ulivi a completare la scena.

Lo si raggiunge dopo quattro chilometri di tornanti che iniziano dalla statale 79, che congiunge Rieti a Terni, subito prima di entrare in territorio umbro. Ma e' ancora piu' bello da vicino, arrampicandosi a piedi sulle scalinate di pietra bianca e sulle vie cordonate, tra archi e improvvise piazzette, secondo l' articolata planimetria di un fortilizio medievale che, se una volta proteggeva il borgo dagli attacchi del nemico, oggi lo difende dalle automobili. Labro, che deriva il nome dal latino lavabrum, cioe' "vasca", riferendosi al lago di Piediluco sottostante, venne edificata intorno al X secolo da Aldobrandino de' Nobili, con l' ambizione di farne una possente fortezza.

Intorno al Quattrocento passo' poi ai Vitelleschi, che ricostruirono il castello in dimensioni piu' ridotte e lo adattarono a un gusto rinascimentale, pur conservando il recinto originario con finestre guelfe e torrioni. Ma c' e' un' altra storia da raccontare, stavolta contemporanea, visto che ha avuto inizio solo trent' anni fa: quando Ivan Van Mossevelde, un architetto belga di Gent specializzato nel recupero di edifici antichi, giunse in Alta Sabina incuriosito dai racconti di una nobildonna di Labro, la contessa Ottavia Nobili-Vitelleschi, sua vicina di casa in Belgio.

Allora vivevano a Labro un' ottantina di persone, per la maggior parte anziani, mentre i giovani preferivano trasferirsi a valle, piu' vicini alle lusinghe cittadine di Rieti e Terni. Come ogni grande idea architettonica, il progetto del belga aveva qualcosa di utopico e razionale al tempo stesso: far rifiorire un paese che sembrava condannato all' abbandono, convincendo un gruppo di amici a comprare le case e a finanziarne la ristrutturazione. Basta salire verso la parte alta dell' abitato per fermarsi incantati a osservare le "tre porte", un suggestivo punto di incontro fra archi, vicoli e scalinate che fa pensare alle scenografie fantastiche di Escher. E poco piu' in alto si arriva al Palazzo Nobili-Vitelleschi, ancora abitato da un discendente della famiglia, ma che si puo' visitare.

In cima al borgo, alla sommita' della piramide, c' e' la chiesa cinquecentesca di Santa Maria, davanti a un piazzale alberato con una torre semicircolare. E' il punto migliore per godersi lo splendido panorama sulla valle di Fuscello, prima di abbandonarsi ai piaceri del palato: da assaggiare ci sono le paste fatte in casa (fregnacce, strengozzi e fettuccine) condite con il tartufo della zona e il pesce proveniente dal lago di Piediluco.

 

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